Una giornata al Cap-Ferret : prima parte

La giornata si annuncia splendida. Ho un’idea, andiamo fino al Cap-Ferret ! Non ti piacerebbe passare qualque ora all’oceano, camminare sul molo,  mangiare una dozzina di ostriche  accompagnate da una bottiglia di vino bianco, in un villaggio ostreicolo  ?  Dai ! non possiamo stare in casa una domenica pomeriggio ! ….Impossibile, lei risponde,  abbiamo mio fratello a pranzo…va bene, portiamolo con noi al Cap-Ferret….ma,  non gli piace le ostriche, lei insiste…allora, mi fermerò al primo mc donald’s che incontreremo sulla strada…mentre mangeremo le ostriche i piedi nell’acqua, lui mangerà un big mac i piedi nell’acqua….Non possiamo fare cosi,  lei risponde…Perché no ? il menù Macdo mi costerà più delle ostriche….va bene, hai vinto, tuo fratello non mi rovinerà la giornata. Ci fermeremo in un ristorante e comprero’ le ostriche sulla strada del ritorno…

Dopo pranzo…Io sono un gran lettore di Stevenson. Mi sono sempre piacute le storie di pirati e di  corsari, d’isole lontane ; le storie di “naufrageurs” : quelli che provocavano naufragi,  accendendo fuochi sulle spiagge per  ingannare i marinai e impadronirsi delle merci. Mi ricordo ancora  il primo libro che ho letto, un libro di Robert Merle intitolato l’isola, la storia degli ammutinati del bounty e la loro permanenza sull’isola di Pitcairn…Andiamo al faro ! ho detto,  non ci sono andato da anni e il panorama è veramente mozzafiato…spero  piacerà anche ai lettori di questo blog !

Il faro è stato distrutto dai tedeschi nel 1944, poi ricostruito nel 1949… Ci sono 258 gradini ! All’ingresso del giardino, a  destra,  c’è ancora un bunker, vecchio ricordo del muro dell’atlantico…una volta, i fari emanavano un certo fascino : tempeste, vita difficile dei guardiani, naufragi…ecc…oggi un po’ meno perché i fari sono tutti automatici…. e le imbarcazioni hanno tutti gli strumenti di navigazione informatizzati

Dentro, il faro, su una parete, un mosaico rappresenta la mappa della zona. Potete vedere la penisola del Cap-Ferret tra l’oceano e  il bacino di Arcachon. La penisola è lunga una ventina di km….

 La lampada allogena, portata luminosa 27 migli nautici circa 50 km…

Non dimenticate di cliccare l’immagine ! Sud. Vediamo la punta del Cap-Ferret. Di fronte, il mucchio di sabbia è  la dune du pilat. A sinistra il bacino di Arcachon, vediamo anche, a destra,  il canale lungo 3 km che collega il bacino di Arcachon all’oceano. Al centro del canal, c’è un banco di sabbia, il banc d’Arguin, una riserva naturale che ospita colonie di sterna. La laguna che vedete ai nostri piedi si chiama la conche du Mimbeau, la sottile  duna di sabbia è la più bella spiaggia del Cap-Ferret, accessibile solo a alta marea….

Ovest. L’oceano. Qui, la forza delle correnti è enorme,  le pinete servono a fissare la penisola. Comunque, avete visto a Sud la dune du Pilat… In realtà,  niente pùo impedire l’erosione della penisola….I milionari che comprano ville  al Ferret devono fare come tutti : lottare tutto l’anno contro le dune di sabbia. Una fatica di sisifo…

 Est. Il bacino di Arcachon, 85 km de circonferenza, con i suoi innumerevoli porticcioli ostreicoli : Gujan-Mestras, le Teich, Andernos, Lanton, Claouey…ecc..l’isola degli uccelli che sorge nel mezzo del bacino…A sud-est, è stato creato un immenso parco ornitologico dove sfocia la Leyre, il fiume che alimenta il bacino…potete anche risalire la Leyre attraverso il parco regionale delle lande di Guascogna. Tavolta, la foresta è tanto fitta che ci crediamo su un piccolo affluente dell’amazzonia ! D’altronde il fiume si chiama ugualmente la piccola amazzonia…

Nord. La foresta e la spiaggia si estendono a perdita d’occhio fino all’estuario della Gironda. Al centro dell’estuario, c’è un altro faro ancora più bello dell”antico faro di Alessandria : il faro di Cordouan. Tanto bello che lo chiamiamo “le Versailles des mers”…sarà per una prossima volta…

La giornata continua…Non mancate la seconda parte….

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6 thoughts on “Una giornata al Cap-Ferret : prima parte

  1. (…) Credetti di impazzire e appena potei andai a cercarla.Ero certo di riuscire a convincerla a tornare con me.La trovai in una trattoria di Brignogan,intenta a mangiare ostriche e bere chablis in compagnia di un tizio [blogger?] che non mi assomigliava affatto.Non mi vide entrare.Era troppo occupata a essere innamorata.Notai che si era sfilata una scarpa,il suo piede accarezzava una gamba dell’uomo.
    Mi avvicinai al banco.Le mascelle erano così serrate che non riuscii a ordinare nulla.L’oste mi squadrò poi mi sorrise e mi mise davanti una dose abbondante di un liquore ambrato.
    Le mani mi tremavano e dovetti usarle entrambe per portarlo alle labbra.Bevvi a piccoli sorsi.Mi sentii meglio.Molto meglio.
    “Cos’è?” domandai,indicando la bottiglia.
    “Calvados” rispose,con fare complice.
    “Buono.Me ne dia una bottiglia e ne mandi una di champagne a quel tavolo.dove è seduta quella donna bellissima con un neo sullo zigomo sinistro.Ma solo che sono uscito.(…) Massimo Carlotto -La verità dell’alligatore 1995 pp 91-92

    Quando ho letto il tuo post mi è venuto il mente il paragrafo citato del libro che avevo finito di leggere.

  2. Sai che ho il libro a casa, Osman ? Strano. In francese Massimo Carlotto non usa mai un passato remoto ! Forse, ho un punto in comune con Marco Buratti, l’ultima frase del libro….

    Alex

  3. Everyday I have the blues! Anch’io allora!
    Per il passato remoto non piace a me l’uso nel parlare come è permesso nell’Italiano e vietato nel francese.”Vadi” per l’imperfetto o i tempi composti.Per chi conosce il francese fa fatica ad adoperare le regole dell’Italiano.
    Un saluto.
    PS:Je ne sais pas si Le Bled existe encore c’était mon livre de chevet de conjugaison, il était blanc à l’epoque.

  4. Caro Alex dovevi fermarti ed insistere sulla Dune del Pyla.Quando ne hai accennato nel tuo post non sapevo che fosse una meraviglia.Giorni fa ho visto un documentario dedicato proprio alla famosa dune.Se non si vedesse il mare,si potrebbe pensare ad un tè nel deserto.Una ottima valvola di sfogo a due passi della città caotica e affollata.Immagino il silenzio,la pace e la tranquillità che regnano in questa macchia del deserto fra mare e foresta.Parlare dell’avanzata del deserto in Aquitaine non è una metafora!

  5. Caro Osman, Per 6 mesi, la foto di testata era una veduta della duna del Pilat scattata dal Cap Ferret ! Mi hai dato un’idea per un post : la dune del Pilat d’inverno quando non ci sono ancora i turisti….scrivero anche un altro post : la cementificazione impossibile del nostro litorale….

    Alex

  6. Pingback: Il bacino di Arcachon secondo Alex | Bordeaux e dintorni

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