La tessitrice di lenzuoli funebri

Avete già provato un’emozione intensa davanti ad un quadro ? Io mi è capitato di rado eppure sono stato al Louvres, agli uffizi, al British museum…ecc…troppa gente, troppo rumore, l’impossibilità di concentrarsi. E poi, diciamolo l’arte non è democratica : qualcuno può essere colpito da un quadro mentre un altro rimarrà indifferente. L’altro giorno, a Bègles, una periferia sud di Bordeaux, sono andato a vedere il museo della “création franche”. Avevo sentito parlare di questo minuscolo museo, ma non ci ero mai andato ; non sapevo nemmeno che ci fosse una mostra fino a settembre dedicata a Rosemarie Koczÿ. E ovviamente, non avevo mai sentito parlare di  Rosemarie  Koczÿ. Ma le sue opere mi hanno sconvolto. Forse perché ero solo nel museo, forse perché l’estate è piovosa, forse perché avevo lo stato d’animo giusto…o forse semplicemente perché i disegni di Rosemarie  Koczÿ sono sconvolgenti. Ma, chi è Rosemarie   Koczÿ ?

Rosemarie Heber Koczÿ nasce nel 1939 nei pressi di Recklinghausen, in Germania. Vittima delle persecuzioni naziste, nel 1942 viene deportata assieme alla famiglia prima nel campo di concentramento di Traunstein, vicino a Dachau, e poi ad Ottenhausen, nei pressi di Saarbruken, dove rimane fino al 1945. Al termine della guerra trascorre un periodo dai nonni e in seguito viene mandata in orfanotrofio, dove è costretta a lavorare per quindici ore al giorno. All’inizio degli anni ’50, in seguito alla morte della madre, dalla quale era stata separata, Rosemarie si ammala seriamente; rifiuta il cibo e per un periodo di tre anni, in uno stato di virtuale autismo, smette praticamente di parlare. Preoccupate per la sua salute le suore, che fino ad allora avevano osteggiato l’inclinazione alla pittura della giovane, acconsentono a farle seguire dei corsi di acquerello.

Lasciato l’orfanotrofio all’età di vent’anni, torna a vivere con il nonno, che la spinge a trasferirsi a Ginevra, aiutandola economicamente e trovandole un lavoro come domestica. Nel tempo libero si concentra sull’arte, esercitandosi nel disegno, facendo ritratti e copiando i quadri di El Greco dai libri presi in prestito dalla biblioteca. All’età di ventidue anni si iscrive alla Ecole des Arts Décoratifs dove impara diverse tecniche artistiche, tra le quali la tessitura degli arazzi, grazie ai quali diventa nota in seguito. Il desiderio di comunicare la tragica esperienza vissuta nei campi di concentramento trova però per l’artista una più efficace espressione nei disegni ad inchiostro, che comincia a realizzare, in parallelo agli arazzi, a partire dal 1975, diversi dei quali vengono poi acquistati da Michel Thevoz per la Collection de l’Art Brut di Losanna, in Svizzera.

Nel 1984 l’artista si stabilisce negli Stati Uniti, vicino a New York, e l’anno seguente le sue opere sono scelte da Jean Dubuffet per la mostra inaugurale del Neuve Invention, una sezione della Collection de l’Art Brut di Losanna. Il riconoscimento e l’inclusione della sua opera nei canoni della cosiddetta outsider art, non ne diminuiscono lo scopo principale che, nelle intenzioni dell’artista, è quello di rendere giustizia alle vittime della Shoah preservandone la memoria, al di là di ogni estetismo. Trasferitasi negli Stati uniti, insegna presso il suo studio a Croton-on-Hudson, New York, e ottiene la cittadinanza statunitense nel 1989. L’artista, alla quale il Museum De Stadshof di Zwolle, in Olanda, dedica una personale nel 1997, muore il 12 Dicembre 2007.

Rosemarie  Koczÿ scriveva : i disegni che faccio ogni giorno si chiamano “vi tesso un lenzuolo”. E’ un funerale che offro a tutti quelli che ho visto morire nei campi quando sono stata deportata nel 1942, 1943, 1944, 1945 e nel campo di spostamento fino a 1951. Nel rito funebre ebraico i defunti vengono lavati :  la defunta femmina è lavata da una donna, il defunto maschio è lavato da un uomo. Poi, il corpo viene avvolto in un lenzuolo. Cucire il lenzuolo è un atto di rispetto e un rito. L’atto rituale comincia restando vicino al letto del moribondo recitando salmi dell’antico testamento. Non si può lasciare sola una persona morente. Quando la persona è morta, ripetiamo la frase di  Giobbe (1,21) : “nudo uscii dal seno di mia madre,  e nudo vi ritornerò.  Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore !”  E’ a questo momento che la bocca e gli occhi sono chiusi, le finestre dell’anima che sono gli occhi. Poi, la salma è deposta a terra, i piedi posizionati di fronte alla porta.  Il corpo è coperto con un tessuto nero, si accendono due candele intorno alla testa, c’è anche dell’acqua e un asciugamano. L’acqua affinché l’uccello possa bere. L’uccello essendo l’anima che lascia il corpo. Tutti gli specchi in casa sono coperti in segno di lutto e girati verso le pareti. Allora, possiamo cominciare la pulitura del corpo, quello che chiamiamo Thaharah. Prendiamo il corpo a terra per sistemarlo su un tavolo di purificazione  dove è lavato. Dopo, il defunto è vestito con un sudario bianco e dobbiamo chiedere perdono al defunto per il disturbo. Il  corpo viene spalmato di mirra, di aloe o di acqua di rosa….

Il lenzuolo avvolge il corpo dopo che sia stato lavato. Il lenzuolo è cucito con del lino. Lo scialle di preghiera è deposto sul lenzuolo. Questo scialle si chiama Talit. In Spagna, dai sefarditi, il corpo non era mai messo in una bara. Oggi, il corpo avvolto nel lenzuolo è deposto in una bara. La bara deve essere chiusa. Quello che non accompagna il corpo avvolto di un lenzuolo per seppellire commette un peccato grave nei confronti di Dio e del morto. In ogni lenzuolo, sotto la testa del morto, si mette un sacchetto con dentro terra d’Israël recitando la preghiera per i morti (kaddish) e al funerale recitiamo : diventiamo tutti polvere. Al termine del funerale, tutti i presenti devono lavarsi le mani.

Forse, capite adesso perché faccio tutti questi disegni, sculture, dipinti : è per dare un funerale dignitoso e rispetuoso dei morti ai morti che ho visto portati via con dei bulldozer e buttati in un burrone o un buco, ricoperti di calce viva. Il lenzuolo, sono i tratti che avvolgono  ognuno dei miei personaggi per seppellirli dignitosamente. Niente da vedere con la mitologia greca o la schizofrenia,  ciò che sarebbe un insulto ad una superstite della Shoah. Se volete saperne di più, dovete visitare i campi di concentramento, ce n’erano diecimila. Ecco. Ci ero. Ho sopravvissuto a due campi. Ogni giorno, continuo a seppellire le vittime dei campi in un silenzio totale.

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2 thoughts on “La tessitrice di lenzuoli funebri

  1. Bonjour, Alex, je viens de regarder les dates et le site du musée, je crois que j’arriverai à le visiter, ce n’est pas encore sûr mais je ferai tout ce que je peux pour un cou cou à Bx.
    Je ne connais ni l’artiste ni sa façon de célébrer les morts.
    Une curiosité qui me concerne : après rue Montméjan (que j’ai tant aimée), j’ai déménagé à rue de Bègles !

  2. Bonjour Francesca, Un sacré déménagement ! D’après ce que j’ai compris, tu vas plutôt en vacances dans les landes ou au pays basque…autrement jusqu’en septembre, au musée des Beaux-Arts de Bordeaux, tu as aussi l’exposition consacrée à Tobeen, un peintre bordelais :

    http://www.actualite-des-arts.com/joomla1.5/index.php?option=com_content&view=article&id=118:tobeen-cubisme&catid=3:expositions&Itemid=3

    J’espère que tu feras un petit coucou à Bordeaux, il me tarde de lire tes impressions….

    à bientôt Francesca !

    Alex

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