11 novembre : Addio alla vita, addio all’amore…

Il colonnello, era dunque un mostro ! Adesso, ne ero convinto, peggio di un cane, non s’immaginava la sua dipartita ! Capii al tempo stesso che dovevano essercene molti come lui nel nostro esercito, dei prodi, e poi di sicuro altrettanti nell’esercito di fronte. Chi poteva sapere quanti ? Uno, due, molti milioni forse in tutto ? Da quel momento la mia caghetta divenne panico. Con esseri del genere, quest’imbecillità infernale poteva continuare all’infinito… Perché avrebbero dovuto fermarsi ? Mai avevo sentito tanto implacabile la sentenza degli uomini e delle cose.

Otto Dix : soldato ferito (1916)

Sarei dunque io il solo vigliacco sulla terra ? pensavo io. E con che spavento !… Perduto in mezzo a due milioni di pazzi eroici e scatenati e armati fino ai denti ? Con elmetti, senza elmetti, senza cavalli, su moto, urlanti, in auto, fischianti, sparacchianti, cospiranti, volanti, in ginocchio, scavanti, defilanti, caracollanti sui sentieri, spetazzanti, schiacciati pancia a terra, come in una cella d’isolamento, per distruggere tutto, Germania, Francia e Continenti, tutto quel che respira, distruggere, più arrabbiati dei cani, in adorazione della loro rabbia (quel che i cani fanno mica), cento, mille volte più arrabbiati di mille cani e tanto più viziosi! Eravamo belli! Davvero, c’ero arrivato, m’ero imbarcato in una crociata apocalittica.

Otto Dix : l’inferno della guerra.

Uno è vergine dell’Orrore come lo è della voluttà. Come me lo potevo immaginarmelo io ‘sto orrore lasciando Place Clichy ? Chi avrebbe potuto prevedere prima d’entrare davvero in guerra, tutto quel che conteneva la sporca anima eroica e fannullona degli uomini ? Adesso ero preso in questa fuga di massa, verso l’assassinio di gruppo, verso il fuoco… Veniva dal profondo ed era arrivato.

Otto Dix : Danza di morte (1924)

Il colonnello era sempre lì che non faceva una piega, lo guardavo ricevere, sulla scarpata, le letterine del generale che poi strappava a pezzettini, dopo averle lette senza fretta, tra le pallottole. In nessuna di quelle c’era dunque l’ordine secco di fermare quella vergogna ?

Otto Dix : Visto sul pendio a Clergy-sur-Somme

Dunque non gli dicevano dall’alto che c’era uno sbaglio ? Un errore riprovevole ? Un equivoco ? Che si erano sbagliati ? Che erano manovre per ridere quelle che avevano voluto fare, non degli assassinii! Ma no ! “Avanti, colonnello, siete sulla buona strada !”

Otto Dix : L’avanzata dei mitraglieri (1924)

Ecco senza dubbio quel che gli scriveva il generale des Entrayes, della divisione, nostro capo di tutti, di cui riceveva una busta ogni cinque minuti, attraverso un agente di collegamento, che la paura rendeva ogni volta un po’ più verde e diarroico. Ne avrei fatto un mio fratello di spavento di quel ragazzo lì! Ma si aveva il tempo di fraternizzare nemmeno.
Dunque niente errori ? Quello spararsi addosso che si faceva, così, senza nemmeno vedersi, non era proibito!

Otto Dix : Nella pianura di Wistschaete (1924)

Quello faceva parte delle cose che si possono fare senza meritarsi una bella sgridata. Era perfino riconosciuto, incoraggiato senza dubbio da gente seria, come le lotterie, i fidanzamenti, la caccia coi cani!… Niente da dire. Di colpo scoprivo la guerra tutta intera. Ero sverginato….

Otto Dix : Teschio

Le matite su carta e le acqueforti sono di Otto Dix. Forse avete riconosciuto il testo : il protagonista ne è Bardamu nel viaggio al termine della notte di Céline. Il titolo del post fa riferimento ad una canzone contro la guerra che non sentirete mai alle  commemorazioni dell’armistizio dell’11 novembre.

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5 thoughts on “11 novembre : Addio alla vita, addio all’amore…

  1. Bonjour Alex,
    J’ai tant aimé le Voyage, Bardamu et la façon de Céline de tout décrire.
    Cela-dit, si je peux me permettre, à propros de la Première Guerre en Italie, je te conseille Un anno sull’Altipiano de Emilio Lussu.
    Puis pour répondre au sujet de ton post, Le déserteur de Boris Vian.
    Bonne soirée et fête passée.

    • sì, anche il déserteur è una canzone che non si sentirà mai ad una commemorazione dell’11 novembre, ma la canzone di Craonne mi sembra più adattata. Un ottimo suggerimento ! Ho letto un anno sull’altipiano di Emilio Lussu…d’altronde, il titolo del blog fa riferimento a Marcia su Roma e dintorni di Lussu…Italo Calvino ed Emilio Lussu sono i rari scrittori che ho letto in italiano !

      Buona sera Francesca !

      Alex

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