Sognare davanti ad un portolano

Oggi, non è più possibile organizzare una piccola vacanza senza inserire una destinazione nel navigatore GPS dell’auto. Francamente, ho veramente bisogno di un GPS per andare da Bordeaux a Firenze per esempio ? Non lascio l’autostrada per tutto il tragitto ; rischierei  più una lesione da decubito che perdermi su strade di campagna ! A volte, ci sono situazioni ridicole : l’altro giorno, un collega mi ha riaccompagnato a casa in macchina. Appena il tizio è salito in auto, ha acceso il GPS…ma dai, ho esclamato, non conosci ancora la strada, abitiamo nello stesso quartiere ! non puoi spegnere questa cretinata….Lui non ha voluto e sono sceso dalla macchina per prendere il tram.

Ma come ha fatto l’uomo europeo, dal XIV secolo al XVIII secolo,  per esplorare e conquistare il mondo senza questi maledetti  navigatori GPS ? Volete la risposta ? Abbandonandosi al suo immaginario e a qualche carta nautica falsa. Queste carte nautiche si chiamano : portolani,  e non hanno niente di scientifico !  Al massimo, il portolano indica una scarsa longitudine, delle rose dei venti e le linee di rombo (rhumb lines). Già nel 1664, il geografo francese, Pierre Duval, scriveva : “la maggior parte dei portolani sono falsi, essendo copiati da altri ancora più straordinariamente falsi e fatti più di cento anni fa”

I portolani figurano dei paesi, delle regioni, delle coste delicatamente incise ma sono presenti anche degli animali dei santi locali, dei monumenti, delle stemme ; i portolani svelano le strade dell’oro, delle spezie, della seta ; i portolani vi racontano anche la mediterranea, le grandi scoperte, le conquiste spagnole, portoghesi, francesi, inglesi…ecc… E se non siete interessati dalla geografia, la politica o la storia…potete, comunque, essere emozionati dalla bellezza fragile di queste pergamene che sono i portolani  perché sono veri capolavori dell’arte.

Sotto l’atlante catalano di Abraham Cresques (XIV secolo) :

Se avete l’occasione di fare un soggiorno a Parigi, non mancate la mostra : “l’âge d’or des cartes marines” che si svolge alla biblioteca nazionale di Francia  fino al 2 gennaio !

Gli specchi d’acqua di Bordeaux secondo Edouard Manet

Edouard Manet (1832-1883), Il porto di Bordeaux 1871, olio su tela, 66 x 99,5 cm, Zurigo, collezione E.G Bührle

Durante l’assedio di Parigi, dal settembre 1870 fino a gennaio 1871, Edouard Manet è artigliere nella guardia nazionale. Stremato dalle privazioni, il tizio raggiunge la sua famiglia che si era rifugiata nel Béarn. Alla fine del mese di febbraio 1871, Edouard Manet trascorre una settimana a Bordeaux dove ritroverà l’amico Emile Zola, che seguiva le sessioni dell’assemblea nazionale, ripiegata a Bordeaux dopo la caduta del secondo impero. Poi, l’artista si sistema ad Arcachon dove aveva affittato il chalet Servantie. Là, dipingerà qualche marina e questo porto di Bordeaux visto dagli Chartrons….

Edouard Manet, Arcachon, beau temps, 1871, marina.

Il pittore che catturò l’anima del Paese Basco.

Finalmente, ho trovato cinque minuti per andare a vedere la retrospettiva : Tobeen un poeta del cubismo, dedicata al pittore bordolese Felix Elie Bonnet che si svolge fino al 16 settembre alla galerie des Beaux-Arts  di Bordeaux, Place du Colonel Raynal. La galerie des Beaux-Arts è il luogo dove sono organizzate le mostre temporanee quindi a pagamento. Invece quasi di fronte alla galleria, nei giardini del comune, c’è il museo delle belle arti che ospita le collezioni permanenti di Bordeaux. E non dovete mancare la visita ! non solo perché l’accesso alle collezioni permanenti è gratis in Francia, ma anche perché la collezione di pittura italiana è impressionante !

Félix Elie Bonnet, detto Tobeen, (Bordeaux, 20 luglio 1880 – Saint-Valery-sur-Somme, 14 marzo 1938). Nessuno è profeta in patria ! Mentre in Olanda e in Germania, il pittore bordolese gode di una certa fama, a Bordeaux, fino a giugno scorso, nessuno aveva mai sentito parlare di lui. Oggi,  L’ingiustizia è stata riparata, ormai tutti i bordolesi conoscono Tobeen.

sulla duna

La nuotatrice

Il villaggio di Urrugne

i pelotari (giocatori di pelota)

la mietitura

 

La tessitrice di lenzuoli funebri

Avete già provato un’emozione intensa davanti ad un quadro ? Io mi è capitato di rado eppure sono stato al Louvres, agli uffizi, al British museum…ecc…troppa gente, troppo rumore, l’impossibilità di concentrarsi. E poi, diciamolo l’arte non è democratica : qualcuno può essere colpito da un quadro mentre un altro rimarrà indifferente. L’altro giorno, a Bègles, una periferia sud di Bordeaux, sono andato a vedere il museo della “création franche”. Avevo sentito parlare di questo minuscolo museo, ma non ci ero mai andato ; non sapevo nemmeno che ci fosse una mostra fino a settembre dedicata a Rosemarie Koczÿ. E ovviamente, non avevo mai sentito parlare di  Rosemarie  Koczÿ. Ma le sue opere mi hanno sconvolto. Forse perché ero solo nel museo, forse perché l’estate è piovosa, forse perché avevo lo stato d’animo giusto…o forse semplicemente perché i disegni di Rosemarie  Koczÿ sono sconvolgenti. Ma, chi è Rosemarie   Koczÿ ?

Rosemarie Heber Koczÿ nasce nel 1939 nei pressi di Recklinghausen, in Germania. Vittima delle persecuzioni naziste, nel 1942 viene deportata assieme alla famiglia prima nel campo di concentramento di Traunstein, vicino a Dachau, e poi ad Ottenhausen, nei pressi di Saarbruken, dove rimane fino al 1945. Al termine della guerra trascorre un periodo dai nonni e in seguito viene mandata in orfanotrofio, dove è costretta a lavorare per quindici ore al giorno. All’inizio degli anni ’50, in seguito alla morte della madre, dalla quale era stata separata, Rosemarie si ammala seriamente; rifiuta il cibo e per un periodo di tre anni, in uno stato di virtuale autismo, smette praticamente di parlare. Preoccupate per la sua salute le suore, che fino ad allora avevano osteggiato l’inclinazione alla pittura della giovane, acconsentono a farle seguire dei corsi di acquerello.

Lasciato l’orfanotrofio all’età di vent’anni, torna a vivere con il nonno, che la spinge a trasferirsi a Ginevra, aiutandola economicamente e trovandole un lavoro come domestica. Nel tempo libero si concentra sull’arte, esercitandosi nel disegno, facendo ritratti e copiando i quadri di El Greco dai libri presi in prestito dalla biblioteca. All’età di ventidue anni si iscrive alla Ecole des Arts Décoratifs dove impara diverse tecniche artistiche, tra le quali la tessitura degli arazzi, grazie ai quali diventa nota in seguito. Il desiderio di comunicare la tragica esperienza vissuta nei campi di concentramento trova però per l’artista una più efficace espressione nei disegni ad inchiostro, che comincia a realizzare, in parallelo agli arazzi, a partire dal 1975, diversi dei quali vengono poi acquistati da Michel Thevoz per la Collection de l’Art Brut di Losanna, in Svizzera.

Nel 1984 l’artista si stabilisce negli Stati Uniti, vicino a New York, e l’anno seguente le sue opere sono scelte da Jean Dubuffet per la mostra inaugurale del Neuve Invention, una sezione della Collection de l’Art Brut di Losanna. Il riconoscimento e l’inclusione della sua opera nei canoni della cosiddetta outsider art, non ne diminuiscono lo scopo principale che, nelle intenzioni dell’artista, è quello di rendere giustizia alle vittime della Shoah preservandone la memoria, al di là di ogni estetismo. Trasferitasi negli Stati uniti, insegna presso il suo studio a Croton-on-Hudson, New York, e ottiene la cittadinanza statunitense nel 1989. L’artista, alla quale il Museum De Stadshof di Zwolle, in Olanda, dedica una personale nel 1997, muore il 12 Dicembre 2007.

Rosemarie  Koczÿ scriveva : i disegni che faccio ogni giorno si chiamano “vi tesso un lenzuolo”. E’ un funerale che offro a tutti quelli che ho visto morire nei campi quando sono stata deportata nel 1942, 1943, 1944, 1945 e nel campo di spostamento fino a 1951. Nel rito funebre ebraico i defunti vengono lavati :  la defunta femmina è lavata da una donna, il defunto maschio è lavato da un uomo. Poi, il corpo viene avvolto in un lenzuolo. Cucire il lenzuolo è un atto di rispetto e un rito. L’atto rituale comincia restando vicino al letto del moribondo recitando salmi dell’antico testamento. Non si può lasciare sola una persona morente. Quando la persona è morta, ripetiamo la frase di  Giobbe (1,21) : “nudo uscii dal seno di mia madre,  e nudo vi ritornerò.  Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore !”  E’ a questo momento che la bocca e gli occhi sono chiusi, le finestre dell’anima che sono gli occhi. Poi, la salma è deposta a terra, i piedi posizionati di fronte alla porta.  Il corpo è coperto con un tessuto nero, si accendono due candele intorno alla testa, c’è anche dell’acqua e un asciugamano. L’acqua affinché l’uccello possa bere. L’uccello essendo l’anima che lascia il corpo. Tutti gli specchi in casa sono coperti in segno di lutto e girati verso le pareti. Allora, possiamo cominciare la pulitura del corpo, quello che chiamiamo Thaharah. Prendiamo il corpo a terra per sistemarlo su un tavolo di purificazione  dove è lavato. Dopo, il defunto è vestito con un sudario bianco e dobbiamo chiedere perdono al defunto per il disturbo. Il  corpo viene spalmato di mirra, di aloe o di acqua di rosa….

Il lenzuolo avvolge il corpo dopo che sia stato lavato. Il lenzuolo è cucito con del lino. Lo scialle di preghiera è deposto sul lenzuolo. Questo scialle si chiama Talit. In Spagna, dai sefarditi, il corpo non era mai messo in una bara. Oggi, il corpo avvolto nel lenzuolo è deposto in una bara. La bara deve essere chiusa. Quello che non accompagna il corpo avvolto di un lenzuolo per seppellire commette un peccato grave nei confronti di Dio e del morto. In ogni lenzuolo, sotto la testa del morto, si mette un sacchetto con dentro terra d’Israël recitando la preghiera per i morti (kaddish) e al funerale recitiamo : diventiamo tutti polvere. Al termine del funerale, tutti i presenti devono lavarsi le mani.

Forse, capite adesso perché faccio tutti questi disegni, sculture, dipinti : è per dare un funerale dignitoso e rispetuoso dei morti ai morti che ho visto portati via con dei bulldozer e buttati in un burrone o un buco, ricoperti di calce viva. Il lenzuolo, sono i tratti che avvolgono  ognuno dei miei personaggi per seppellirli dignitosamente. Niente da vedere con la mitologia greca o la schizofrenia,  ciò che sarebbe un insulto ad una superstite della Shoah. Se volete saperne di più, dovete visitare i campi di concentramento, ce n’erano diecimila. Ecco. Ci ero. Ho sopravvissuto a due campi. Ogni giorno, continuo a seppellire le vittime dei campi in un silenzio totale.

Lo specchio d’acqua di Bordeaux seconda parte

Se avete mancato la prima parte, cliccate qui

 

Alfred Smith (1854-1932), Davanti all’Oceano (devant l’Océan), 1887, olio su tela, 51 x 65 cm, collezione privata.

Alfred Smith fu il più grande pittore bordolese dell’ottocento. Quando guardate questo quadro, capite perché Alfred Smith era soprannominato il mago della luce ! Qui, una ragazza e suo fratello contemplano l’oceano. Forse, c’è un po’ di vento perché la ragazza tiene il suo cappello. La duna costiera dove si tengono i due adolescenti è abbastanza moderna, le dune, piantate di ammofile arenarie,  sono state inventate all’inizio dell’ottocento per intrappolare la sabbia ed erigere una barriera contro il vento che minacciava le dune boscose…

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore

E’ qualcosa lo sciovinismo francese ! Guardate gli oscar, per la stampa francese c’era un solo film : The artist, un solo attore Jean Dujardin…no cari amici, c’erano altri film ! Per esempio questo piccolo capolavoro realizzato da william Joyce e Brandon Oldenburg che ha vinto  l’oscar del cortometraggio e tanti altri premi. Il film racconta la storia di Morris Lessmore, lettore compulsivo, incrocio improbabile tra Buster Keaton e Dorothy Gale, trascinato da un uragano in un paese dove i libri sono vivi. Un vero omaggio al potere dei libri questo film, piacerà a tutti gli amanti dei libri. Se avete 15 minuti e non avete già visto The fantastic flying books of Mr Morris Lessmore, cliccate sotto

Lo specchio d’acqua di Bordeaux

 Charles Lacoste (1870-1959), il ponte di Pietra sotto la pioggia, 1893. Olio su cartone, 74 x 99 cm. Saint-Germain-en-Laye, musée départemental du Prieuré.

Un critico d’arte ha detto a proposito di questo bel quadro : ” la luce pallida, i toni pastelli, il vuoto del cielo e del  fiume, i riflessi argentati della pioggia sotto i piedi dei passanti anonimi danno un sentimento di silenzio, di  irresistibile stranezza”.  Vedete, cari lettori, a Bordeaux, non c’è solo lo  specchio d’acqua  davanti a Piazza della Borsa !  Provate il ponte di Pietra durante  una fredda e piovosa sera invernale tipica di Bordeaux….forse, sentirete un po’ della magia che emana da questo dipinto.

Buon weekend a tutti !