Baccalauréat 2012 : la prova di italiano

Maturità. Sotto gli occhi avete la prova passata dai liceali francesi che hanno scelto italiano prima lingua. Francamente, non sapevo che fosse possibile. Ho sempre pensato che la scelta della prima lingua fosse limitata a inglese, spagnolo, tedesco….Quando ho passato il baccalauréat, avevo scelto inglese prima lingua e spagnolo seconda lingua….ovviamente c’era la possibilità di scegliere  italiano seconda lingua o terza lingua (in opzione)….Forse, i liceali che hanno scelto italiano prima lingua vivono tutti nelle alpi marittime. Non lo so.

Una decisione giusta

Suo padre ricevette una lettera imbucata a New York, da Francesco, lo zio
d’America, l’unico dei fratelli di Tonin che alla morte dei genitori, anziché restare a
Dongo, aveva venduto la casetta ricevuta in eredità emigrando in America. […] In
pochi anni era diventato maître d’hotel all’Ambassador di New York. «Tonin, penso
che uno dei tuoi figli debba fare l’albergatore» gli scrisse. «È un mestiere sicuro e
permette di guadagnare bene. Secondo me il più indicato è Aimone. […]»
Carriera in hotel? America? Mondi lontani, incomprensibili, per un uomo che
amava il contatto con la natura e la vita semplice del paese. Cecchin ce l’aveva
fatta, ma quanti avevano fallito e pativano la fame? Ne parlò ad Evelina, che ne parlò
ad Aimone. E Aimone ne parlò a se stesso. Una luce si accese; un lampo, nella
mente e nel cuore. Non sapeva che cosa fosse un albergo a cinque stelle, ma il
lusso lo attirava ed era intrigato dal mondo delle contessine Zanoletti: le tazze di
porcellana inglese, le poltrone di velluto, le tovaglie di lino ricamate a mano, i
maggiordomi eleganti e premurosi, l’eleganza civettuola della contessa. Sì, quel
mondo gli piaceva. Sì, doveva seguire quel cammino. Ma come dirlo a suo padre?
Una sera, terminata la cena, bussò alla porta del soggiorno. «Ah, sei tu
Aimone… che cosa c’è?» Aimone restò in piedi con le braccia conserte. «Papà,
voglio seguire il consiglio di zio Cecchin.»
«Non vuoi più fare il sarto. E perché mai?» rispose Tonin meravigliato.
«Non mi piace, voglio diventare albergatore e vengo a chiedere umilmente il
tuo permesso» rispose suo figlio con voce tremante.
Tacque, Tonin. Tacque a lungo, davanti ad Aimone muto e immobile mentre il
sole tramontava dando vita a una notte senza stelle. Capiva le sue ragioni, ma, da
padre responsabile quale era, lo considerava troppo giovane per un’esperienza
all’estero.
«Non andrai in America. Se non vuoi più fare il sarto, devi imparare un altro
mestiere, uno vero. Farai il parrucchiere. Chiaro?» Aimone non avrebbe mai osato
ribellarsi al padre e quella volta Evelina, che era sgusciata dalla cucina con il
grembiule addosso, non venne in suo soccorso. Rimase in silenzio di fianco a suo
marito.
Aimone prese a sforbiciare , a pettinare e a radere. Bene, naturalmente.
Aimone era uno di quei ragazzi a cui riusciva facilmente qualunque attività
intraprendesse. Ma più passava il tempo e più cresceva la voglia di seguire il
consiglio dello zio Francesco. Alla gioia subentrò la malinconia, che presto lasciò
spazio alla rabbia. La rabbia di un adolescente, che nemmeno le preghiere della sera
riuscivano a placare; né le suppliche di sua madre. Resistette qualche mese. «Papà,
ti scongiuro, lasciami fare l’albergatore» gli disse una sera. «No» rispose Tonin che
era un uomo tutto d’un pezzo e quando prendeva una decisione non la cambiava
mai. Aimone chinò ancora una volta la testa senza far polemiche; perché era un
bravo ragazzo. Ma la sua coscienza non trovava pace. Intuiva che se avesse ceduto
sarebbe diventato uno dei tanti uomini senza sorriso che incontrava sulla piazza di
Dongo, rassegnati a una vita grigia senza passioni, senza gioia, senza altro orizzonte
se non la vecchiaia. E tornò alla carica.
«Che io non senta questa richiesta un’altra volta!» lo anticipò Tonin irritato.
Ma Aimone insisteva. Due, cinque, dieci volte. Irriducibile. In piedi, le braccia
conserte, il busto eretto. La sua voce non tremava più.
Una sera entrò per l’ennesima volta nella camera dei genitori, ma quella volta
non disse nulla.
«Che cosa vuoi?» chiese il padre spazientito.
«Tu lo sai» rispose Aimone.
Tonin si voltò di scatto, ma il grido gli si strozzò in gola. Sua moglie era
apparsa sull’uscio e lo fissava intensamente, come se gli dicesse: “Basta, ascolta il
tuo istinto”. Sentì dentro di sé una grande pace, la serenità che anticipa le decisioni
giuste, sagge, quelle di cui non ci si pente mai. Capì che quello di suo figlio non era
un capriccio, ma una chiamata, una vocazione. «E le vocazioni si assecondano »
sussurò Evelina.
La carriera di Aimone iniziò a Como, all’Hotel Metropole Suisse, dove Mancini,
un cugino paterno, si era fatto strada, diventando maître d’hotel.

Marcello FOA, Il ragazzo del lago, 2010

Notes
1. Cecchin: soprannome di Francesco
2. prendere a sforbiciare: cominciare a tagliare (i capelli)
3. assecondare: favorire

LANGUE VIVANTE 1 : ITALIEN

SÉRIES ES – S LV1

TRAVAIL À FAIRE PAR LE CANDIDAT

I – COMPRÉHENSION (10 points) : 1 ligne = 10 mots

1 – Chi ha scritto la lettera che riceve il padre di Aimone? Cita dal testo.

2 – Quale mestiere viene proposto ad Aimone in questa lettera? Cita dal testo.

3 – Che cosa affascina Aimone in questo mestiere? Cita dal testo.

4 – Invece, quali professioni successive esercita? Cita dal testo.

5 – Perché il padre è contrario al progetto di Aimone?
Giustifica con elementi del testo. (6 lignes)

6 – Come appare il carattere del padre? Giustifica con elementi del testo. (6 lignes)

7 – Qual è l’atteggiamento della madre? Giustifica con elementi del testo. (6 lignes)

8 – Qual è l’evoluzione dello stato d’animo d’Aimone lungo il testo?
Giustifica con elementi del testo. (8 lignes)

9 – Traduire le texte en français depuis : «Ma più passava…» jusqu’à «…qualche
mese.» (lignes 33 à 36).

II – EXPRESSION (10 points) : 1 ligne = 10 mots

Le candidat traitera obligatoirement les deux sujets suivants :

1 – Expression semi-guidée :

La madre e il padre si ritrovano da soli e parlano della decisione del figlio.
Immagina il loro dialogo. (15 lignes)

Indipendentemente dal contesto economico, che cosa può essere per te un mestiere
ideale ? Argomenta la tua risposta. (25 lignes)

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L’italiano che odiava l’acca francese

Ho un’amica francese  che vive in Italia, sposata con un italiano….è la donna più felice del mondo : l’altro giorno, all’ospedale, l’amica ha dato alla luce una bella bimba  di  3,5 kg. Le ho telefonato stamattina per avere notizie….abbiamo chiacchierato….e ad un certo punto le ho chiesto : a proposito come si chiama la bimba ? Abbiamo scelto Chloé,  mi ha risposto la mia amica….non ti sapevo così conformista, ho pensato….dovete sapere, cari lettori, che Chloé, in questo momento,  è il nome più gettonato in  Francia per le femmine…..purtroppo, non hanno voluto registrare il nome all’anagrafe  ha continuato la mia amica….come mai ? ho esclamato…be, una storia pazzesca, degna di Kafka….l’impiegato all’anagrafe ha rifiutato Chloé …il nome non è italiano e i nomi stranieri  stanno bene a casa loro, perché un’acca ? perché  un accento acuto sulla e finale  ?…ecc…ne é seguito un dialogo assurdo…io dicevo : sono francese, si scrive cosi da noi…e l’altro cafone :  non posso accettare, non è un nome  italiano….poi, c’è questa lettera acca…ma sai il più bello, Alex ? Alla fine, il tizio ha tentato un compromesso proponendo…Chloé !….ovviamente non ho accettato !….aspetta, aspetta….ho mal di testa….non ci capisco un’acca…non volevi questo nome per la bimba ? Si, volevo Chloé….ma, non voglio una Chloé alla dieta senza l’acca e senza  l’accento acuto sulla e… perché gli italiani scrivono il nome Chloé : Cloe….risultato : la bimba non è ancora registrata all’anagrafe….Francamente, cari amici dell’anagrafe, perché rompere i corbelli ad una giovane mamma francese, non avete niente di meglio da fare ….perché tanti scrupoli per quanto riguarda  il nome Chloé ? Non vi bastava  rovinare la vita dei bimbi italiani ? Si, si…ho curiosato sul web….secondo questo SITO, l’elenco telefonico italiano è gremito di  Benvenuta VACCA, SFORZA Italia, Perla PACE, Santa PAZIENZA, MADDIO Santo, PIZZA Margherita, Guido DI RADO, AVANTI Speranza, LA VEGLIA Pasquale, CARTA Bianca, Guido AVANTI, CITA Dino, Sabato STANCO, FAGGIO Lino, LICENZIATO Assunto, Maria Fortuna INCOSTANTE….ecc….e  dopo tutto ciò, voi dite che  la piccola Chloé avrà difficoltà ad assumere la sua acca ?

Torinoshima

“Se avessi saputo la fine che ho fatto, io all’Eternit non ci sarei andato” testimonia un operaio, un altro lascia : “Si comincia a dire che li si muore…A Casale Montferrato, circa 3000 persone sono state avvelenate a morte dall’amiante dell’Eternit, un’azienda di fibrocemento.  Non mancate martedi 29 novembre alle ore 20,40 su Arte Tv, il documentario : il grande processo dell’amianto di Niccolo Bruna et Andrea Prandstraller,  che segue il processo  aperto nel 2009  contro i due azionisti della multinazionale Eternit : il barone belga  De Marchienne e il miliardario svizzero Schmidheiny. I due sono accusati di  strage volontaria e omissione di cautele sanitarie. Il documentario segue, giorno dopo giorno, la vita quotidiana e la partecipazione al processo degli abitanti di Casale Montferrato, gente  che ha lottato  una vita intera per ottenere giustizia : Il verdetto è atteso per dicembre 2011.

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In Francia, la situazione è paragonabile a quella dell’Italia. Ci sono 7 stabilimenti dell’Eternit in cui gli operai hanno lavorato nelle stesse condizioni di lavoro terrificanti  di  quelle degli operai piemontesi. L’esposizione, l’ inalazione  e l’ingestione di fibre di amianto  portano  inevitabilmente alla morte ; morte causata sia da un carcinoma polmonare, sia da un mesotelioma pleurico, sia da altri tumori….Al di là di Eternit, la statistica è fredda, implacabile : tra il 1995 e il 2025, l’amianto avrà ucciso più di cento mile francesi…Vietata in Francia nel 1997, L’amianto è ovunque : nelle scuole, negli edifici pubblici, nei tetti…ecc…secondo i dati più ottimisti : l’ecatombe finirà….nel 2037. Gi industriali non sapevano niente dei pericoli dell’amianto ? Sapevano tutto. I pericoli dell’amianto sono stati denunciati già all’inizio del novecento. Dagli anni 40 e 50, gli industriali sapevano per i cancri provocati dall’amianto. Durante il processo di Torino, Eternit ha svelato che era possibile fare a meno dell’amianto all’inizio degli anni 80. Eppure, Eternit ha continuato ad avvelenare la gente per più di venti anni….In Francia, invidiamo l’Italia, un paese dove la giustizia è  capace di avviare un processo penale contro i dirigenti dell’Eternit. Da noi, non sarebbe possibile perché il pubblico ministero non  è indipendente come in Italia. In Francia,  il pubblico ministero non esercita l’azione penale senza chiedere all’esecutivo….e nostri uomini politici non sanno resistere alle pressioni delle lobby industriali. In Francia, il barone belga e il miliardario svizzero potrebbero dormire tranquilli….perciò il processo di Torino è esemplare.

http://www.arte.tv/fr/4209628.html